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Progetto Professionalità 2017/2018

 

I giovani che aspirano a costruirsi un futuro professionale migliore sono consapevoli che l’implementazione continua del loro bagaglio di conoscenze e competenze è fondamentale per raggiungere i loro obiettivi. La Fondazione Banca del Monte di Lombardia, dal 1999, è al loro fianco con il bando Progetto Professionalità “Ivano Becchi”, da quest’anno in collaborazione con UBI Banca. 

Dal 21 giugno al 15 novembre 2017 sarà possibile iscriversi alla XIX edizione del bando che offre la straordinaria opportunità di svolgere percorsi di crescita professionale personalizzati, totalmente finanziati a fondo perduto, da svolgere presso imprese, associazioni, istituti universitari o di ricerca, scuole e pubbliche amministrazioni, centri di eccellenza, in Italia – di regola al di fuori del territorio lombardo - o all’estero, per una durata massima di 6 mesi. Per candidarsi occorre inserire la propria domanda direttamente on-line, sul sito della Fondazione (http://www.fbml.it/presentazione-progetto-IT.aspx). È necessario possedere i seguenti requisiti: età compresa tra i 18 ed i 36 anni (all’atto della domanda), essere residenti o occupati in Lombardia (da almeno 2 anni), avere   un’esperienza occupazionale o di ricerca, anche pregressa, comprese forme di contratto atipiche, collaborazioni, tirocini formativi, stage curricolari effettuati durante il percorso universitario.

Ad essere selezionati per l’assegnazione dei finanziamenti saranno i 25 candidati i cui elaborati saranno valutati come i più interessanti, originali e finalizzati al perfezionamento del loro profilo professionale. Ciascun assegnatario sarà assistito da un tutor , specifico di settore, durante ogni fase del suo percorso. 

L’iniziativa si rivolge, quindi, a chiunque abbia voglia di mettere in gioco motivazione e desiderio di rafforzare la propria preparazione attraverso un’esperienza unica che richiede impegno e determinazione, al di là del titolo di studio posseduto o dell’ambito lavorativo di appartenenza. Ad oggi sono ben 362 i giovani premiati che si sono specializzati nei settori più vari (dall’architettura alla cinematografia, dall’aerospaziale all’ingegneristico ) all’interno di centri di eccellenza disseminati in 62 differenti Paesi. Ognuno di loro ha potuto realizzare un sogno professionale lontano da casa per progredire nella sua carriera al rientro in Lombardia.

Progetto Professionalità, grazie alla sua formula consolidata, valorizza il merito dei giovani lombardi, investendo, di riflesso, sul tessuto economico locale.   

È possibile leggere e scaricare la versione integrale del bando 2017/2018 nell’apposta sezione – Progetto Professionalità - del sito www.fbml.it.

Seguici su Facebook, Twitter, Linkedin e  You Tube: www.facebook.com/ProgettoProfessionalita / @ProgProfession / Progetto Professionalità - Fondazione Banca del Monte di Lombardia

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Sali a bordo con Nave Italia - Partecipa alle preselezioni

 

Il mare, la vela, la navigazione, le regole e la vita di bordo sono un potente e prezioso strumento di intervento nel sociale. Non si tratta solo di gioco e divertimento, sfidare il mare è una grande avventura. Per questo Nave Italia è a disposizione di enti non profit, scuole e ospedali che desiderino realizzare un'esperienza a bordo del brigantino Italia, un luogo dove non esistono differenze, dove ogni persona arricchisce l'altro con la propria originalità e dove le emozioni si trasformano in ricordi indelebili nel tempo.

Sono aperte le iscrizioni per navigare nella stagione 2018. E' possibile partecipare presentando la propria idea progettuale; se valutata positivamente vi consentirà di accedere alle selezioni finali.

Ecco le modalità e le scadenze per partecipare:

- Preselezioni: è possibile presentare il proprio progetto entro il 15 luglio. Puoi leggere il regolamento e compilare il formulario a questo link .

- Selezioni finali: l'ammissione definitiva avverrà su presentazione del progetto completo entro il 15 novembre. Solo coloro che avranno superato la preselezione potranno accedere a questa seconda fase.

Per ulteriori informazioni puoi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Scarica la brochure

Messa alla prova nel volontariato, il ministero della Giustizia privilegia le associazioni più strutturate

Dopo il confronto promosso da CSVnet e CNVG, il Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità ha chiarito gli aspetti della normativa sulla copertura assicurativa delle persone ammesse a lavori di pubblica utilità. Ma la scelta di privilegiare le grandi organizzazioni rischia di tagliare fuori le quelle più piccole, che spesso hanno maggiori capacità di accoglienza e di innovazione. 

Per affrontare le difficoltà nell’attuare i progetti di “messa alla prova” di imputati per reati minori presso le organizzazioni di volontariato, si sono mossi gli enti pubblici competenti. È di pochi giorni fa una “nota esplicativa” della direttrice dell’Esecuzione penale esterna del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC), Lucia Castellano, che fornisce chiarimenti e interpretazioni corrette della normativa, e che allega una circolare rassicurante dell’Inail su una delle questioni più spinose emerse nei mesi scorsi.

I due testi sono stati scritti in seguito all’iniziativa di CSVnet e della Conferenza nazionale Volontariato Giustizia (CNVG)che, raccogliendo le preoccupazioni di alcuni Centri di servizio e di varie associazioni, avevano sollecitato a dare delle risposte prima l’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e subito dopo il DGMC.

All’origine della vicenda c’era stato un caso scoppiato a Genova nel novembre 2016, quando un’associazione di volontariato era stata multata per la mancata assicurazione Inail di un soggetto in messa alla prova. Dal CSV di Genova (Celivo), ma anche da altre regioni, era stato fatto presente quanto ciò stesse preoccupando le associazioni, rendendone difficile il coinvolgimento in questo tipo di esperienze. Molte infatti, in particolare di piccole dimensioni e prive di personale retribuito, avevano accolto soggetti in “messa alla prova” e li avevano coperti tramite un’assicurazione privata (soci e volontari), spesso in accordo con le amministrazioni competenti, cioè gli Uepe (Uffici esecuzione penale esterna) e i tribunali.

Si rischiava insomma di mettere in pericolo la possibilità per migliaia di imputati di non arrivare al processo grazie a un periodo dilavoro di pubblica utilità (Lpu) presso enti pubblici, ma soprattutto in associazioni di volontariato, centri parrocchiali, cooperative sociali.

La normativa di cui stiamo parlando riguarda quei soggetti imputati per reati puniti con pena edittale non superiore a 4 anni o con la sola pena pecuniaria, o soggetti condannati per guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze e per reati di lieve entità in materia di stupefacenti.

Quello della messa alla prova è un istituto importante sia nella pratica (per contrastare il sovraffollamento delle carceri) sia a livello culturale: dalla sua istituzione nel giugno 2014 è passato dalle circa 4.000 persone ammesse dell’anno successivo alleoltre 9.000 di fine 2016. E ha permesso alla quasi totalità di esse non soltanto di non “sporcare” la fedina penale, ma anche di vivere con consapevolezza la restituzione sociale del danno causato.

La nota di Castellano dà ora “indicazioni operative” agli Uepe affinché i lavori di pubblica utilità siano svolti preferibilmente presso le associazioni più strutturate, poiché si tratta di prestazioni lavorative, seppur non retribuite, con tutti gli obblighi che ne conseguono in termini di sicurezza nei luoghi di lavoro e di assicurazione Inail – i cui costi vengono comunque rimborsati grazie a un fondo istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Dal canto suo l’Inail si rende disponibile, attraverso le proprie articolazioni territoriali, a dare il necessario supporto alle associazioni che ne facciano richiesta per “agevolare l’attivazione della copertura assicurativa”, in altre parole per ridurre le incombenze burocratiche ad essa legate.

È ancora la direttrice Castellano, però, a ricordare che accanto ai progetti ufficiali per lavori di pubblica utilità, la norma prevede che le persone ammesse possano svolgere anche “attività di volontariato facoltative”, senza l’obbligo della copertura Inail (basta la semplice assicurazione privata). E sempre Castellano suggerisce quindi agli Uepe di rivolgersi, per queste ultime attività, alle associazioni più piccole e meno strutturate, “a cui verrà conferito ampio spazio per l’alto valore trattamentale”.

CSVnet e CNVG, pur apprezzando lo sforzo di chiarimento contenuto nella nota del DGMC (unitamente alla disponibilità dell’Inail), segnalano tuttavia una sua possibile conseguenza molto negativa. Infatti, la dichiarata preferenza per le organizzazioni più strutturate rischia di tagliare fuori un numero altissimo di piccole associazioni, che spesso dimostrano maggiore capacità di accoglienza e di innovazione rispetto alle grandi, proprio nel gestire lavori di pubblica utilità (e non solo il volontariato facoltativo). Questa situazione, senza una capacità di attenta valutazione da parte degli Uepe, potrebbe comportare ora un forte impatto per l’intera attuazione della messa alla prova, diminuendo sia la qualità che la quantità dei progetti ammissibili.

CSVnet e CNVG, continuando a fornire ai CSV soci e a tutte le associazioni, piccole e grandi, il supporto necessario affinché rispettino gli obblighi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, chiederanno pertanto di proseguire la discussione su questo e altri temi in prossimi confronti con il DGMC.

Nota esplicativa sul Lavoro di Pubblica Utilità e obbligo di assicurazione Inail

Ci è arrivata la comunicazione da parte del CSVnet Nazionale da parte della Direzione Generale per l'esecuzione penale esterna e di messa alla prova che riguarda la nota esplicativa sul Lavoro di Pubblica utilità e l'obbligo di assicurazione INAIL.

Vi alleghiamo la documentazione e chiediamo alle organizzazioni di prestare molta attenzione. L'assicurazione civile è obbligatoria quanto quella INAIL che può essere richiesta tramite gli uffici locali gratuitamente.

MONZA

Responsabile: Vittorio Tripi
Indirizzo: Via G. Ferrari 36, 20052 Monza (MB)
Telefono: 039/28291
Fax: 06/88467215
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Alternanza scuola-lavoro: migliaia di studenti la fanno nel volontariato

I risultati di una ricognizione di CSVnet su 53 Centri di servizio per il volontariato. Nell’attuale anno scolastico 8.200 studenti, con 441 docenti di 237 istituti, sono stati coinvolti in progetti promossi dagli stessi Centri e oltre 650 associazioni. “Da noi si acquisiscono competenze lavorative fondamentali”

Nell’anno scolastico 2016-2017 più di 8.200 studenti sono stati coinvolti, insieme a 441 docenti di 237 istituti, in progetti di alternanza scuola-lavoro, realizzati dalla rete dei CSV in collaborazione con 656 associazioni. È quanto emerge da una ricognizione interna svolta da CSVnet nel marzo 2017 e a cui hanno risposto 53 dei 69 CSV soci.

Un successo che non è fatto solo di numeri – anche se i dati registrano praticamente un raddoppio rispetto a quelli dell’anno precedente (nel 2015-2016 le scuole coinvolte erano 157; gli studenti poco più di 4mila; i docenti 230 e le associazioni 367). Dai risultati emerge quanto questo tema, con la progressiva applicazione della legge 107/2015 ovvero “La buona scuola”, stia facendo sì che il volontariato sia sempre più un modo per promuovere la cittadinanza attiva fra i giovani, un’occasione per loro di crescita professionale e un terreno di sperimentazione anche per le associazioni.

Entrando nel dettaglio, dei 53 CSV che hanno risposto alla ricognizione svolta tramite questionario, 47 hanno realizzato attività specifiche nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Si tratta di progetti avviati in quasi tutte le regioni e che, nel 50,9% dei casi, prevedono l’accoglienza diretta di oltre 964 studenti (pari all’11% del totale) da parte dei CSV, mentre una parte ha svolto le ore di alternanza presso le associazioni facenti parte dei progetti promossi dai Centri. Tutti gli altri studenti sono stati invece coinvolti in iniziative volte, in particolare, a informarli su questa possibilità poco conosciuta offerta dalla legge 107.

In generale, infatti, oltre ad accogliere direttamente i ragazzi, le attività realizzate dai CSV su questo tema riguardano anche l’informazione alle associazioni e alle scuole sulle opportunità legate all’alternanza scuola-lavoro (rispettivamente 77,4% e 67,9% dei Centri); l’orientamento e la connessione fra scuole ed enti non profit (64,2%), l’accompagnamento e il tutoring per l’inserimento dei ragazzi nelle associazioni (41,5%). Inoltre, in molti casi, i CSV hanno progettato insieme alle associazioni e alle scuole le attività di alternanza (58,5%), si sono occupati di formare le associazioni sull’accoglienza degli studenti (39,6%) e hanno orientato gli insegnanti sulle opportunità legate alla collaborazione con le associazioni (13,2%); infine hanno valutato le competenze acquisite dagli studenti coinvolti nei progetti di alternanza (26,4%) e realizzato attività di accompagnamento alla realizzazione di Imprese formative simulate (11,3%).

Nel 17% dei casi le attività realizzate dai CSV non sono state formalizzate mentre la maggior parte di esse ha previsto protocolli o accordi con le scuole coinvolte (57,4%), con l’ufficio scolastico regionale (21,3%) o provinciale (21,3%); infine, il 14,9% dei CSV, ha risposto che gli accordi con le istituzioni scolastiche sono ancora in via di formalizzazione oppure che sono stati stipulati solo fra scuole ed organizzazioni di volontariato (Odv).

“Dopo questi mesi di sperimentazione e alla luce dei risultati raggiunti, la rete dei CSV evidenzia ancora una volta la capacità del volontariato di essere un luogo di crescita importante per i giovani, fondamentale per il loro sviluppo come cittadini e come futuri lavoratori, – afferma Luigi Conte, consigliere di CSVnet con delega alla formazione. – Infatti, entrando in contatto con le associazioni i ragazzi possono far pratica concreta di lavoro in un ambiente ricco di valori, informale e non competitivo. E possono acquisire competenze fondamentali e spendibili poi altrove nel mondo del lavoro, come ad esempio: analizzare problemi complessi e programmare i possibili interventi da mettere in atto, comunicare e ascoltare interagendo in gruppi di lavoro, superare gli ostacoli burocratici ecc. L’incontro tra giovani e associazioni è dunque un’opportunità di crescita e sviluppo sociale da agevolare sempre di più”.

I dati di Monza e Brianza in allegato

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